Non si deve mai lavare il pollo prima di cucinarlo: il motivo è essenziale

C’è un gesto che tantissime persone fanno quasi “in automatico”, convinte di essere più attente e più pulite. Io stesso l’ho fatto per anni, quel passaggio veloce sotto l’acqua, due sciacqui, e via in padella. Peccato che, con il pollo crudo, proprio quel rituale apparentemente innocuo sia uno dei modi più rapidi per portare i batteri dove non dovrebbero mai arrivare.

Perché lavare il pollo è un errore (anche se sembra logico)

L’idea di fondo è semplice: “lo lavo, quindi lo pulisco”. Ma nel caso del pollo crudo non funziona così. L’acqua del rubinetto non è un disinfettante e non “uccide” i microrganismi. Al contrario, li sposta.

Quando metti il pollo sotto l’acqua corrente, succede una cosa che non vediamo: si formano micro schizzi e minuscole goccioline che schizzano dal lavello e si depositano ovunque. E “ovunque” significa davvero:

  • mani e polsi (anche se ti sembra di non aver toccato nulla)
  • rubinetto e manopole
  • piani di appoggio vicino al lavello
  • utensili lasciati ad asciugare
  • strofinacci e spugne
  • perfino gli abiti

Il problema, quindi, non è il pollo in sé, ma la contaminazione crociata che si crea in cucina, silenziosa e rapidissima.

Il nemico più comune: Campylobacter (e non solo)

Nel pollo crudo può essere presente in modo particolare il Campylobacter, un batterio spesso responsabile di infezioni intestinali, a volte anche serie. È uno di quei rischi “banali” solo sulla carta: nella pratica basta una quantità minima per innescare un disturbo importante.

Insieme a lui, un altro nome noto è Salmonella. E qui la regola non cambia: lavare non elimina in modo affidabile questi batteri, mentre la cottura sì.

Per capire quanto poco basti, pensa a questa scena quotidiana: appoggi un tagliere “pulito” vicino al lavello, lavi il pollo, qualche gocciolina invisibile finisce sul tagliere, poi ci tagli un pomodoro per l’insalata. In tre mosse hai creato un percorso perfetto verso la contaminazione.

Il punto chiave: la sicurezza non arriva dal rubinetto

La vera sicurezza alimentare non dipende da quanto “sciacqui”, ma da una cottura corretta. È il calore che abbatte i batteri, non l’acqua.

Quindi, se l’obiettivo è mangiare pollo in modo sicuro, la domanda da farsi non è “l’ho lavato?”, ma:

  • è stato cotto a sufficienza?
  • ho evitato di contaminare superfici e cibi pronti?
  • ho pulito bene mani, utensili e piani di lavoro?

In altre parole, la cucina sicura è un insieme di piccole abitudini coerenti, non un singolo gesto.

Le abitudini pratiche che fanno davvero la differenza

Ecco le regole che uso ormai come una check-list mentale, soprattutto quando preparo piatti veloci e rischio di fare tutto di fretta:

  1. Niente lavaggio del pollo crudo, mai.
  2. Se devo asciugarlo (per una pelle più croccante), uso carta assorbente e la butto subito.
  3. Uso un tagliere dedicato al crudo, o lo lavo subito con acqua calda e detergente.
  4. Lavo le mani per almeno 20 secondi dopo aver toccato carne cruda.
  5. Pulisco rubinetto, maniglie e piano vicino al lavello se ho manipolato il pollo.
  6. Non riutilizzo piatti o pinze che hanno toccato il crudo per servire il cotto.

Sono dettagli, sì, ma sono proprio i dettagli a interrompere la catena della contaminazione crociata.

“Ma mia nonna lo lavava sempre”: perché oggi sappiamo di più

Questa è l’obiezione più comune. Ed è comprensibile. Molte abitudini nascono in un’epoca in cui si avevano meno informazioni su microbi e trasmissione in cucina. Oggi però sappiamo che il rischio non è teorico: è legato a come le goccioline si diffondono e a quanto facilmente un batterio può passare dal lavello al cibo pronto.

Se ti interessa l’argomento dal punto di vista scientifico, una parola chiave utile è Salmonella, perché aiuta a capire perché l’igiene “visiva” non coincide con la sicurezza.

La risposta definitiva (e liberatoria)

Il motivo essenziale è questo: lavare il pollo non lo rende più sicuro, lo rende più pericoloso per ciò che lo circonda. Sposta i batteri e aumenta le probabilità che finiscano su superfici, utensili e alimenti che non verranno cotti.

La soluzione, paradossalmente, è più semplice di quanto sembri: non lavarlo, gestirlo con attenzione, e puntare tutto su cottura corretta e igiene intelligente. Una di quelle scelte piccole che, in cucina, fanno la differenza tra “sembra pulito” e “è davvero sicuro”.

Redazione Ospitaletto News

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