Calamari fritti gonfi e croccanti? Ecco il trucco segreto per una pastella perfetta

C’è un momento, quando tiri su i calamari dall’olio, in cui capisci subito se hai centrato il colpo: se sono gonfi, leggeri, quasi “ariosi”, e fanno quel rumore secco sotto i denti. Il bello è che non serve magia, serve un dettaglio, piccolo ma decisivo, che cambia tutto.

Il vero “trucco segreto”: la farina giusta (e usata al momento giusto)

Per ottenere calamari croccanti e asciutti, il punto non è una pastella spessa, anzi. Il segreto più affidabile è una panatura/pastella secca fatta con un mix che non compattia e non assorbe troppo olio:

  • farina 00 + semola rimacinata di grano duro, in proporzione semplice, tipo metà e metà
  • in alternativa, quando vuoi una croccantezza ancora più “leggera”: maizena o farina di riso mescolate alla semola

La semola rimacinata è quella che regala la texture: una superficie più ruvida, che crea micro-bolle in frittura e dà quel “gonfiore” tipico da ristorante.

E c’è un altro dettaglio fondamentale: infarinare solo poco prima di friggere. Se li infarini troppo presto, l’umidità dei calamari trasforma la farina in una pellicola bagnata, che poi in olio diventa pesante.

Ingredienti (per circa 1 kg di calamari puliti)

  • 1 kg di calamari (freschi o surgelati, ben scongelati)
  • Semola rimacinata di grano duro q.b.
  • Farina 00 q.b.
  • 1 litro di olio di semi (meglio arachide)
  • Sale q.b.
  • Limone per servire

Preparazione: la croccantezza nasce prima dell’olio

Qui è dove spesso si vince o si perde, senza accorgersene.

  1. Pulisci e taglia: anelli da 1 a 1,5 cm, tentacoli separati.
  2. Sciacqua velocemente e poi asciuga sul serio, tamponando con carta assorbente.
  3. Lasciali qualche minuto in un colapasta: meno umidità, più croccantezza.

Se vuoi un’immagine mentale: l’acqua è il nemico silenzioso. In frittura, l’umidità in eccesso abbassa la temperatura e “ammoscia” tutto.

Metodo: infarinatura perfetta e frittura “gonfia”

  1. In una ciotola (o in un sacchetto per alimenti) mescola farina 00 e semola rimacinata.
  2. Versa dentro pochi calamari alla volta e scuoti. Devono essere “velati”, non sepolti.
  3. Elimina l’eccesso, scuotendo bene o setacciando leggermente.

Poi arriva la parte più delicata: la temperatura dell’olio. Qui entra in gioco la fisica, quella che rende la frittura una piccola forma di frittura ben riuscita.

Temperatura e tempi

  • Scalda l’olio a 170-180°C.
  • Se non hai il termometro, prova con uno stuzzicadenti: quando vedi bollicine vivaci intorno al legno, ci sei.
  • Friggi pochi pezzi alla volta, una manciata.

Cuoci 2-4 minuti, finché sono dorati. Un consiglio che sembra controintuitivo ma aiuta: evita di rigirarli continuamente, così la panatura resta attaccata e asciutta.

Scolatura: il dettaglio che evita l’effetto “unto”

Appena pronti, tira su con la schiumarola e appoggia prima su una gratella o in uno scolapasta. La carta assorbente va bene, ma non subito: se li “soffochi” appena usciti, il vapore ammorbidisce la crosta.

Sala solo alla fine, da caldi, e servi con limone.

Varianti furbe (quando vuoi spingerti oltre)

Se ti piace sperimentare, queste piccole modifiche possono aiutare:

  • maizena + semola: più leggerezza, crosta sottile
  • farina di riso: effetto extra crunchy
  • un pizzico di bicarbonato nella miscela: favorisce una consistenza più “soffice” (senza esagerare)

Il risultato che cerchi, finalmente spiegato

Calamari gonfi e croccanti non significano “più pastella”, ma meno umidità, mix giusto e olio alla temperatura corretta, mantenuta friggendo poco per volta. Quando senti quel crack netto al primo morso, ti rendi conto che il trucco non era segreto, era solo preciso.

Redazione Ospitaletto News

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